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Gli architetti della prov. di Potenza celebrano il trentennale


Dal 15 al 18 Dicembre u.s. l’Ordine degli Architetti della provincia di Potenza ha celebrato i suoi trenta anni dalla fondazione.

Un trentennale ricchissimo di appuntamenti svolto nel centro antico di Potenza e distribuito tra la Cappella dei Celestini, il Palazzo Loffredo, la Galleria Civica, il palazzo municipale del Comune, il Teatro Due Torri, le scale mobili tra Via Armellini e Via Due Torri.

Nutrito e altamente rappresentativo il gruppo degli ospiti che hanno animato convegni e tavole rotonde, ovali, quadre, inclinate e di ogni altra forma e dimensione.

Gli argomenti trattati hanno esaminato tutto lo scibile umano riconducibile alla professione di architetto.

Risposte? Scarse o poco credibili.

Cosa ha da dire una organizzazione professionale che celebrando sé stessa non fa altro che autoassolversi da ogni e qualsiasi responsabilità sull’uso e trasformazione del territorio, non fa altro che indicare in altri soggetti gli artefici degli sfasci ambientali, non fa altro che bruciare incenso sull’altare del auto compiacimento, non fa altro che cristallizzarsi inamovibilmente sulle poltrone che occupa ormai da decenni.

Cosa può concretamente avere da dire una congrega professionale, quella degli architetti di Basilicata prima e della provincia di Potenza poi, che in trenta lunghi anni ha avuto solo due presidenti. Il primo per 13 anni; il secondo, se consideriamo la scadenza del suo mandato nel 2013, governerà questa allegra comitiva per circa 20 annucci essendo, comunque, sempre stato presente nel Consiglio dal primo momento della sua fondazione sino a oggi (e fino a che Dio lo vorrà).

Fra poco più di un anno, suo malgrado, sarà incoronato per l’ottava volta. Povero Presidente, costretto a fare il Presidente a vita nella sua corte dei miracoli!

Naturalmente il Consiglio è sempre eletto democraticamente dagli iscritti. Tutti vengono amorevolmente e personalmente chiamati e sollecitati a partecipare al rito. Quasi nessuno sbaglia. Di elezione in elezione (cioè da una acclamazione all’altra) il listino premurosamente preparato viene invariabilmente approvato e ratificato. E il povero Presidente successivamente Re–incoronato alla testa dei suoi mille prodi (più o meno tanti siamo).

Noi però che non siamo nati sotto un cavolo non facciamo di tutta l’erba un fascio. E siamo ben consapevoli che bisogna sempre separare il grano dal miglio.

Si tratta di capire quale è il grano e quale il miglio..

Con un po’ di fortuna, se ci saremo, avremo qualche risposta alla prossima celebrazione: quella per il 50° anniversario, nozze d’oro tra il Presidente e il suo Ordine.


Pubblicato il 20/12/2011 alle 11.46 nella rubrica diario.

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