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30 dicembre 2011

Rocco Di Bono. Cantava l'anno



Talvolta, anzi spesso, la storia ci viene raccontata a sciabolate. Tagli netti: di qua il bianco, di là il nero. Verità e menzogna individuate, riconosciute e separate. Senza mediazioni, senza compromessi, senza colori e in genere in sintonia col pensiero dominante.
Senza emozioni, sentimenti o turbamenti. Quasi sempre senza pietà.
Sullo sfondo indefinito del tempo ecco fluire la gelida successione degli eventi: 
è la Storia, bellezza
La Storia che ha reso e rende immortali uomini e popoli e memorabili gli avvenimenti.

Rocco Di Bono ci parla di quella Storia ma lo fa con inusitata maestria e con leggerezza, rapportandola a una scala e dimensione umana con la sensibilità e il garbo dei ricordi.
Così, per Rocco, la Storia è fatta anche e soprattutto di storie umane e personali che hanno attraversato la nostra generazione, che hanno fatto parte della nostra esperienza e che hanno costruito la nostra cultura e il nostro modo di essere, che hanno inciso sui modelli sociali e forse anche sui comportamenti.
È la storia della seconda metà del Novecento, il mezzo secolo più vicino a noi, praticamente una vita narrata a flash che scattano leggeri e rapidi e illuminano un percorso, quello della conclusione di un secolo e della transizione nel nuovo millennio.

Col fiuto di un segugio, lo fa seguendo una traccia insolita e insospettabile, sorprendente, singolare, emozionante, bizzarra. Troppi aggettivi? No. Se la pista è quella del microsolco inciso sul disco in vinile prima e CD-Rom poi, vi assicuro che di aggettivi ne occorrerebbero molti altri.
Le storie e i fatti che hanno caratterizzato l’ultimo Novecento possono essere raccontati in molti e diversi modi, quello standard è costituito dal rosario delle date che snocciola e descrive man mano le vicende, in una progressiva successione di eventi.

La narrazione di Rocco Di Bono appassiona ed emoziona perché usa la musica per raccontarci questi ultimi cinquant’anni. Anche lui parte dal calendario ma incrocia poi i dati con le mille storie quotidiane e con le canzoni che hanno caratterizzato o segnato quel particolare momento storico, culturale, sociale. Ne vien fuori un coro polifonico di inusitata leggerezza e stringata bellezza che tratteggia gli avvenimenti salienti di fine secolo/millennio.

Rocco dà inizio al suo bel libro Cantava l’anno chiedendosi “Com’era la luna nella primavera italiana del 1950? Certamente rossa, come le bandiere sventolate dalle migliaia di contadini e braccianti che in ogni parte d'Italia andavano, in quei mesi, ad occupare le terre incolte.”

Il movimento dei “senza terra”, nonostante la brutalità della repressione scelbiana, colse in quello stesso anno il successo della riforma agraria che fu legge nell’ottobre del ’50.
Ma, sempre nel 1950, Di Bono ci ricorda che nel giro di due mesi Cesare Pavese passa dalla vittoria letteraria del Premio Strega al suicidio in una solitaria camera d’albergo. E soffiano anche drammatici venti di guerra: la Corea si infiamma, gli USA intervengono militarmente. Zitta zitta la Cina invade e si annette il Tibet.
Intanto in Italia è il ritmo beguine che tiene banco con un testo firmato da Vincenzo De Crescenzo, che descrive il vagabondare notturno e dolente di un uomo abbandonato con “l'uocchie sott’o cappiello annascunnute, / mane int’a sacca e bávero aizato”, se ne va in giro, fischiando alle stelle e rimuginando sulle sue delusioni d’amore, fino all’amara constatazione che ad aspettarlo “ccà nun ce sta nisciuno”. È la stessa Luna Rossa, forse.

Passando attraverso il boom economico, il sessantotto e la lenta rivoluzione dei costumi, lo sbarco sulla luna, la rivolta studentesca del ’77 e gli indiani metropolitani (come dimenticare i murales di Valle Giulia?), le stragi neofasciste e quelle che sapremo poi mafiose, il passaggio sotto le forche caudine degli anni di piombo, il terrorismo brigatista, le trasformazioni della e nella società italiana introdotte dalla legge sul divorzio prima e sull’aborto dopo, l’assassinio di Pasolini, il fenomeno e la diffusione delle cosiddette “radio libere”, il Vietnam, il Medio Oriente, il muro di Berlino, Piazza Tien An Men, il crollo dell’URSS, Sarajevo, Tangentopoli sono solo alcuni dei tanti accadimenti che il burrascoso mezzo secolo di Cantava l’anno ci racconta e si conclude col 1999.

È nell’ultimo anno del secolo che il progetto europeo si consolida con la nascita dell’Euro. Tra la fine del ’98 e il gennaio ’99 muoiono Battisti e De Andrè, a fine novembre a Seattle la terza Conferenza Ministeriale dell'Organizzazione Mondiale del Commercio termina tra dimostrazioni di massa contro l'OMC e la globalizzazione.

Nasce così il “popolo di Seattle”, il movimento no-global nel quale confluisce un insieme internazionale di gruppi, organizzazioni non governative, associazioni e singole persone, tutte accomunate dalla critica al sistema economico neoliberista dominato dalle multinazionali, che genera i conflitti per la supremazia economica e l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime.
Un anno dopo uscirà No Logo, un saggio della giornalista e scrittrice canadese Naomi Klein che sarà considerato uno dei testi di riferimento principali del movimento no-global e, al di là di ogni tentazione o fascino utopistico, affermerà speranzoso che “Un altro mondo è possibile”.

Complessivamente, dunque, un turbinio di eventi che parte con le lotte contadine e con l’occupazione delle terre nel 1950, e si conclude col movimento internazionale che si contrappone alla globalizzazione del pianeta a partire dal 1999. Il tutto legato dal filo rosso della musica e delle canzoni che hanno scandito il tempo di quegli eventi.
Non c’è che dire, una bella galoppata che vale la pena di intraprendere.
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Cantava l’anno, Rocco Di Bono, Ed. Nuove Proposte, Martina Franca (TA).
Nelle principali librerie.

 Sintetica nota biografica dell'Autore:

Rocco Di Bono, 56 anni, avvocato, è nato e vive a Genzano di Lucania in provincia di Potenza.

Di formazione cattolica, dopo una lunga militanza nel PCI prima e nel PRC poi, si definisce oggi un "sans-papiers" del popolo disperso della sinistra italiana.

Lettore appassionato ed onnivoro, ha sempre accompagnato il suo amore per i libri a quello per la cultura e la musica poplare.

Cantava l'anno è la sua prima pubblicazione.


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